Gambero Rosso – Attimi by Odd
A Bologna, un ristorante da quattro posti dove lo chef cucina davanti a te.
A Bologna, in via del Borgo di San Pietro, nel pieno della zona universitaria, c’è una porta senza vetrine dietro la quale Lorenzo Coccovilli ha plasmato una creatura fantastica, a metà tra un ristorante e un invito a casa sua. ATTIMI by ODD è la naturale (o necessaria) evoluzione di ODD, insegna di street food d’autore che, solo qualche mese prima (Campione Regionale nella guida Street Food 2026), ci aveva dimostrato che si può proporre una cucina ricercata senza bisogno di tovaglie, né cristalli.
Ora Coccovilli ha ridotto ancora per arrivare all’essenza, ha tolto il superfluo per intensificare l’esperienza, giungendo alla formula Chef’s Table: quattro coperti su due turni serali (su prenotazione), tre persone che si muovono tra bancone e cucina, e la sensazione, una volta fuori, di aver cenato da un amico. Anzi, da tre amici che condividono un curioso bilocale in una via presidiata da studenti: insieme a Lorenzo Coccovilli in cucina c’è l’aiuto prezioso di Emanuele Contini, mentre il wine pairing è il risultato delle sperimentazioni di Fabio Villa, sommelier con un passato da storico.

L’involontaria intimità di un ristorante che sembra casa
Con Attimi by OÐÐ, Coccovilli ha portato alle estreme conseguenze l’idea che la cucina contemporanea debba liberarsi dai codici del passato: niente sala, niente servizio tradizionale,niente possibilità di distrarsi mentre i piatti vengono plasmati su quel bancone senza tovagliato e senza barriere. Lui cucina a 50 centimetri dall’ospite, e quella vicinanza che potrebbe sembrare imbarazzante crea invece un legame, sia tra chi cucina e chi assaggia, sia tra i commensali stessi, spesso sconosciuti, che si ritrovano a condividere novanta minuti di intimità involontaria.
Un’ora e mezza, di fatto, è il tempo previsto per seguire Lorenzo nel suo mondo, piatto dopo piatto, e assaporarlo in una dimensione estremamente rilassata, ben lontana dalla formalità dei ristoranti stellati, per quanto il percorso di degustazione ne conservi la complessità. Due menu – di cui uno vegetariano – da otto portate (più piccola pasticceria), che cambiano ogni 2 mesi, per un prezzo che oscilla tra i 100 e i 150 euro: questa è la nuova identità del locale che ha spettinato la Bologna delle osterie, delle trattorie, delle ricette depositate. Lorenzo ha raccolto un bell’entusiasmo: «Il pubblico bolognese che ci ha conosciuto è rimasto molto contento, perché si è reso conto di essere stanco delle stesse proposte che non trasmettono alcuna novità».



Un caleidoscopio di geografie
“Come una goccia”: è questo il nome del nuovo menu disponibile dal 3 febbraio. Ci abbiamo trovato tutto quello che Lorenzo Coccovilli, di sé, ha condiviso con noi: le Alpi Occidentali da un lato, l’Appennino modenese dall’altro e, nel mezzo, un caleidoscopio di pietre colorate, portate dalle tante cucine che ha attraversato prima di insediarsi a Bologna, e che utilizza per comporre i suoi piatti. Con un mezzo giro di polso si intravedono i boschi della sua Valle d’Aosta, un altro mezzo giro e appaiono l ’Alto Adige e i laghi di montagna; poi il Piemonte e ancora la Normandia di “Cenere”, l’entrée che ci ha accolto: pane ai cereali, burro montato demi-sel affumicato con legno di noce, fichi secchi e polvere di polline. Nel mezzo, Lorenzo ci ricorda con sfacciata ironia che siamo a Bologna, anche se l’abbiamo chiusa fuori da quella porta scura, senza vetrine: “Dolceamara Bologna” è un gelato salato al rosmarino e bucce di patata Primura su caramello amaro di funghi e soia, aglio nero fermentato, crescione di pisello e tuille di cacao amaro, che destruttura il territorio fino a renderlo irriconoscibile. Insomma, ad ogni assaggio siamo immersi nel suo continuo divenire, scoprire, fermarsi un istante e ripartire, sempre piacevolmente accompagnati dai vini (e dagli aneddoti) di Fabio.



Lo sguardo è rivolto al futuro (e al Nord Europa)
Lorenzo Coccovilli guarda avanti, sempre. «Vorrei portare avanti entrambi i format in futuro, perché pure lo street food merita attenzione», dice. In quella frase c’è già tutto il suo mondo: il rifiuto di scegliere una volta per tutte, la convinzione che si possa fare cucina ricercata in mille modi diversi, senza gerarchie. Il doppio format – Chef’s Table e street food d’autore – non è nostalgia di OÐÐ, bensì desiderio di moltiplicare le possibilità, di non fermarsi mai. Come il foraging, che resta il grande sogno, tra boschi da attraversare all’alba e mani che cercano curiose. Bologna è una tappa necessaria, non un punto d’arrivo; di fatto guarda con interesse al Nord Europa, dove sperimentare trova terreno fertile e le domande non richiedono sempre giustificazioni. Nel frattempo, quella porta senza vetrine continua ad aprirsi, due turni a sera, quattro sgabelli alla volta. Il caleidoscopio ruota, le pietre colorate si spostano e, goccia dopo goccia, il disegno prede forme sempre nuove.
ATTIMI by ODD – via del Borgo di San Pietro 21/A – Bologna
di Luisa Tomasini
Foto di Stefano Capparelli e Francesco Rey
Copertina di Studio Savarin
